Insonnia_ a letto con il nemico

L’insonnia può essere definita come una reiterata difficoltà ad iniziare e/o mantenere il sonno, tale che esso risulta di durata e/o qualità insoddisfacente.

In particolare, chi soffre di insonnia, riferisce uno o più dei seguenti disturbi relativi al sonno: difficoltà all’addormentamento, difficoltà a mantenere il sonno, risvegli precoci al mattino ed un sonno cronicamente non ristoratore o di scarsa qualità.

In aggiunta ai sintomi notturni, nella maggior parte dei casi, sono presenti anche sintomi diurni, quali ad esempio fatica, irritabilità, sonnolenza, disturbi dell’umore e difficoltà di apprendimento/memoria.

 A differenza di quanto comunemente si crede, non tutte le persone hanno bisogno di dormire 8 ore a notte: la quantità di sonno necessaria a ciascuno di noi per sentirsi riposati è assolutamente soggettiva, e varia da persona a persona. Infatti, esistono soggetti detti “brevi dormitori” che hanno bisogno di poche ore di sonno per sentirsi riposati (5 ore o meno) e “lungo dormitori” che hanno bisogno di un sonno di lunga durata (almeno 10 ore) per sentirsi riposati ed efficienti lungo la giornata.

Quali sono le cause?

Tra i fattori ritenuti causa dell’insorgenza del disturbo, gli eventi stressanti sono riportati nell’80% dei casi, seguiti da problemi fisici, inadeguata igiene del sonno e fattori ambientali.

Uno dei modelli più accreditati, circa l’insorgenza di questo disturbo, asserisce che i soggetti che sviluppano insonnia sono caratterizzati da una serie di fattori predisponenti (familiarità, stile cognitivo ipervigile), l’esordio del disturbo sarebbe dovuto all’occorrenza di fattori precipitanti (eventi stressanti, problemi familiari/lavorativi/di salute), mentre il mantenimento sarebbe la conseguenza di fattori perpetuanti. Tra i fattori perpetuanti rientrano tutti quei comportamenti disfunzionali messi in atto dai soggetti per la paura di non riuscire a dormire o per compensare la perdita di sonno (ad es. sonnellini diurni), che combinati a credenze negative (paura di non riuscire a dormire, ansia) mantengono nel tempo un problema che altrimenti si sarebbe risolto, e avrebbe avuto una durata limitata nel tempo.

Il trattamento

Il trattamento dell’insonnia ha come obiettivo primario quello di migliorare la qualità/quantità del sonno e i sintomi diurni correlati al disturbo (scarsa attenzione e memoria, difficoltà di concentrazione, ecc…). Al fine di poter perseguire questi obiettivi le linee guida internazionali raccomandano di:

  • Identificare i comportamenti disadattavi e i pensieri che fungono da fattore perpetuante l’insonnia.
  • Portare all’evidenza del paziente, le sue distorsioni cognitive rispetto al proprio sonno, ed operare su di esse una ristrutturazione cognitiva che porti ad un atteggiamento più funzionale rispetto al dormire.
  • Utilizzando specifici metodi comportamentali, estinguere l’associazione tra “sforzo” per dormire e aumentato arousal, riducendo al minimo la quantità di tempo trascorso a letto sveglio, e contemporaneamente promuovere l’associazione tra il letto e rilassamento/sonno.
  • Ristabilire un ritmo sonno/veglia regolare ed un ambiente favorevole al sonno.
  • Impiegare tecniche psicologiche e comportamentali, per diminuire l’arousal psicofisiologico e l’ansia rispetto al proprio sonno.

Spesso è sufficiente, intervenire sulle abitudini di vita (evitare i sonnellini pomeridiani, fare attività fisica durante il giorno, evitare di assumere caffeina o alcol la sera, modificare la propria alimentazione, ecc.) e sui fattori ambientali (il rumore, la temperatura nella stanza, la comodità del letto in cui si dorme, ecc.) per ridurre o eliminare il problema dell’insonnia.

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