Attacchi di panico: Strategie per guarire

Attacchi di panico _ Psicologo Pescara Dr. Giorgio Di Matteo

La Terapia Cognitivo Comportamentale è l’intervento che ha fornito la maggiore dimostrazione di efficacia nel trattamento dei disturbi d’ansia e, in particolar modo, del disturbo da attacchi di panico.
L’efficacia clinica della Terapia Cognitivo Comportamentale è confermata dalle alte percentuali di risoluzione (superiori anche alla farmacoterapia) e rappresenta un fattore protettivo per le ricadute a lungo termine.

Il modello cognitivo afferma che non è la situazione in sé a spaventare le persone, ma il modo in cui queste interpretano quella determinata situazione.
Non sono, quindi, gli eventi a provocare quello che sentiamo, ma il modo in cui li vediamo e li gestiamo, attraverso i nostri pensieri (Beck, 2013).
Il pensiero influenza continuamente le nostre reazioni corporee, quindi, il pensiero, ad esempio, di poter avere un attacco di panico induce uno stato di ansia che, a sua volta, porterà alla comparsa di ulteriori sintomi fisici e i pensieri negativi innescheranno il circolo vizioso, andando a determinare gli effetti sul nostro corpo.

Per la Terapia Cognitivo Comportamentale il tuo coinvolgimento è attivo e determinante nella nascita e nella persistenza dell’attacco, che è frutto di un processo continuamente rinforzato da molti aspetti, su cui hai più controllo di quanto tu non creda. Dal momento che la tendenza a usare le proprie emozioni come fonte di informazione e valutazione costituisce un meccanismo fondamentale nei disturbi d’ansia, il vero problema è il modo in cui interpreti la tua stessa ansia, cosa ripeti a te stesso quando sei in ansia.
Durante il percorso di psicoterapia capirai che l’ansia aumenta quando ti concentri sulle sensazioni del corpo e sui pensieri catastrofizzanti ed il terapeuta ti equipaggerà di strumenti adattati per te per affrontare e gestire la tua ansia.

Ristrutturazione cognitiva degli esiti temuti delle sensazioni fisiche

I pensieri catastrofizzanti fanno sì che le persone con attacchi di panico interpretino erroneamente i sintomi dell’ansia e li vedano come dei reali pericoli.
Presta attenzione a cosa pensi nel momento in cui diventi ansioso e alle sensazioni fisiche che provi, perchè potrebbero essere dovute ad altri fattori (stanchezza, troppa caffeina, stress, aver mangiato troppo, aver dormito poco, ecc.).
Prova a chiederti: “Prima di focalizzare l’attenzione su quella parte del corpo, ero consapevole delle sensazioni fisiche?” “Quando ho focalizzato l’attenzione sulle sensazioni, cosa è accaduto?” “Ho notato sensazioni di cui non ero mai stato consapevole, concentrando l’attenzione su alcune parti del corpo? Ciò potrebbe aver contribuito all’attivazione e al mantenimento del circolo vizioso? ”Se in una situazione ansiogena avverti dei sintomi fisici molto forti e pensi “Sto diventando pazzo”, sostituisci questo pensiero con “Sto solo sperimentando sintomi fisici forti, non ho alcuna ragione di ritenere che sto impazzendo”. Oppure, se pensi “Sto per avere un infarto”, sostituiscilo con “È solo il battito del mio cuore, già altre volte è stato accelerato”.
Quando provi delle sensazioni fisiche che interpreti come pericolose devi iniziare a pensare che possono dipendere da:

  • una risposta fisiologica, non pericolosa, all’aumento dell’ansia
  • una reazione normale allo stress
  • la conseguenza di un esercizio fisico
  • la fatica
  • gli effetti collaterali della nicotina, del caffè, dell’alcool o dei farmaci
  • un’accresciuta vigilanza alle sensazioni corporee
  • forti emozioni quali rabbia, sorpresa o eccitazione
  • il verificarsi casuale di processi biologici interni benevoli (ad es. prossimità del ciclo mestruale, mal di pancia, ecc.).

L’esposizione enterocettiva

Durante il percorso di Terapia Cognitivo Comportamentale per il trattamento del disturbo da attacchi di panico, una fase importante è quella che prevede l’esecuzione degli esperimenti comportamentali per l’induzione dei sintomi in seduta.
Questi esperimenti forniscono la prova che le sensazioni fisiche di per sé non conducono automaticamente al panico. (“…anche quando sono ansioso, aumentare il mio battito cardiaco correndo per le scale non aumenta il mio livello d’ansia”..) e permettono di scoprire che il modo in cui vengono interpretati i sintomi determina se l’ansia esita in panico oppure no ( “Quando so che il mio cuore batte forte a causa dell’esercizio fisico, non mi sento ansioso”). Sperimentare che non si producono le conseguenze temute (pazzia, collasso, morte, ecc.) fa diminuire la forza dei pensieri catastrofici.

Oltre ad intervenire sui sintomi più fastidiosi dell’attacco di panico, il terapeuta ricostruirà la storia di vita della persona individuando
i fattori storici predisponenti (stile di attaccamento con i genitori, eventi significativi dell’infanzia e dell’adolescenza)
i fattori scatenanti (es. rottura di una relazione, cambio di lavoro…)
i fattori di mantenimento (es. evitamento di situazioni che creano disagio…)

L’approfondimento della storia di vita favorirà una presa di consapevolezza delle cause del sintomo e aiuterà la persona a dare un senso alla sua sofferenza ed a elaborare alcuni vissuti negativi legati al passato – laddove presenti. Questo passaggio più profondo, insieme all’utilizzo di tecniche più pratiche e comportamentali, garantirà il benessere psicologico della persona prevendendo efficacemente ricadute a lungo termine.

Attacchi di Panico _ Psicologo Pescara

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