Coronavirus, lockdown e stanchezza: perché l’isolamento ci spossa

Da dove arriva quel senso di stanchezza cosmica, proprio ora che stiamo chiusi in casa per il coronavirus? Niente paura: è una sensazione comune. Ecco come contrastarla.

Prima c’erano il tragitto fino al lavoro, la palestra e la vita sociale, ma facevate comunque le ore piccole; ora bastano il telelavoro e gli aperitivi su Zoom, Skype & c. per farvi crollare esausti sul divano in prima serata, senza neanche riuscire a leggere 2 pagine di un libro. Se nelle ultime settimane vi siete trovati in questa situazione, sappiate che non siete soli. La stanchezza da lockdown è una sensazione diffusa e perfettamente normale, almeno per un certo periodo di tempo. Come racconta un articolo su The Conversation, l’affaticamento stiamo provando in queste settimane di isolamento per il coronavirus è più il risultato di un processo psicologico di adattamento alla situazione, che una spossatezza di tipo fisico.

CATAPULTATI NELL’IGNOTO. Ansia, stress e monotonia da distanziamento sociale possono creare un carico di lavoro mentale molto oneroso da sopportare. All’inizio della quarantena, il disagio era più che altro dovuto alla necessità di adattamento: interrotte le vecchie abitudini, ci siamo trovati alle prese con una nuova routine di vita e di lavoro, e con nuove modalità di interazioni intra ed extra familiari. In questi primi giorni potrebbe esservi capitato di sentirvi di cattivo umore o di piangere per un nonnulla: è una fase perfettamente normale che in genere si supera dopo una settimana. 

Secondo gli esperti, l’adattamento completo a una nuova situazione – ora è la quarantena, ma nella vita “normale” può essere un trasferimento in un’altra città, o l’inizio di un nuovo lavoro – richiede almeno tre mesi. Ma un primo scoglio psicologico si presenta dopo le prime tre settimane: nel nostro caso, a quasi un mese dal lockdown, potremmo aver sperimentato un momento di sconforto e malinconia, legato al fatto che l’isolamento è risultato più lungo rispetto alle iniziali aspettative. Fortunatamente, anche questa è una fase passeggera.

UNA STRUTTURA ALLA GIORNATA. Come contrastare questo calo di energie? Seguendo l’esempio di chi ha affrontato ben altre forme di isolamento: gli astronauti, o gli esploratori polari di inizio secolo. Una delle prime regole è stabilire una routine giornaliera con orari regolari per la sveglia e per i pasti e momenti dedicati alla socialità telefonica e online: piccoli rituali che aiutino a spezzare la monotonia. Quando nel 1915 l’esploratore britannico Sir Ernest Shackleton rimase incastrato nei ghiacci antartici con la nave Endurance, mentre tentava la prima traversata di quel continente, si ricordò degli errori di spedizioni passate e obbligò l’equipaggio a seguire orari fissi per i pasti e ritrovarsi per un momento di socializzazione “obbligata” dopo cena. Fu anche per la sua capacità di tenere alto il morale dei suoi uomini, che riuscì a riportare tutti a casa sani e salvi.

ESERCIZI PER COMBATTERE L’ANSIA. Le preoccupazioni per i familiari distanti o ammalati o per la situazione lavorativa possono creare un perenne stato di allarme che rende difficile riposare e concentrarsi, e tiene il cervello in un costante rimuginio. Un ottimo strumento per contrastare l’ansia è l’attività fisica: faticare e sudare vi farà stancare fisicamente ma ridurrà il senso di stanchezza psicologica. Infine, per quanto possibile, continuiamo a coltivare i progetti futuri. Tenendo presente che potrebbero essere rimandati, ma non per questo cancellati.

Fonte: focus.it

LASCIA UN COMMENTO

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *