Separazione coniugale: come dirlo ai bimbi

Come dire ad un bambino che i suoi genitori si separano?

Quando è opportuno parlargli?

Chi deve farlo?

Ecco alcune delle domande che si pongono le coppie con figli piccoli che sono arrivate alla decisione di separarsi. Non tutte le situazioni sono simili e non si può sottovalutare il fatto che i bambini sono diversi l’uno dall’altro per sensibilità, età, esperienza e fiducia che hanno in uno o in entrambi i genitori. In linea di massima però la scelta più auspicabile resta quella di comunicare la decisione quando la si prende (se è definitiva), prima ancora di averla messa i pratica, oppure al momento della separazione, evitando di lasciar passare troppo tempo senza fornire alcuna spiegazione o fornendo delle spiegazioni di comodo.

La situazione migliore (che però non è sempre realizzabile) è quella in cui i genitori comunicano insieme la decisione al bambino. Questa triangolazione consente al piccolo di sentirsi amato da entrambi: di non avere la sgradevole sensazione di essere abbandonato dal genitore che lascia la casa o di sentirsi indifferente all’uno o all’altro. Se nessuno spiega al bambino i motivi per cui il padre se ne è andato di casa, un bambino potrà pensare che prima o poi anche la mamma se ne andrà e lui resterà solo. Potrà anche convincersi di essere stato lui la causa delle incomprensioni dei suoi genitori, oppure che è un destino comune a tutti i matrimoni finire con il divorzio. Parlandogli i genitori aiutano il bambino ad accettare gradualmente la sua nuova condizione. Parlandogli e permettendogli di fare delle domande con la certezza di ricevere delle risposte, gli danno la possibilità di esprimere le sue paure, i suoi dubbi, le sue difficoltà, e così facendo lo aiutano a non reprimere i sentimenti, a non rispondere alle difficoltà con la somatizzazione, cioè con una conversione del disagio psicologico in disturbo fisico.

Nel parlargli è bene dirgli che i suo genitori si sono amati quando lo hanno messo al mondo e precisare che, malgrado la separazione, le incomprensioni e i cambiamenti, essi continuano a volergli bene, perché lui continua ad essere il loro bambino. A cinque-sei anni si capisce questo linguaggio anche se non si è in grado di rispondere. L’aspetto più rilevante è l’amore dei genitori: è una sorta di assicurazione sulla vita. Se c’è questa certezza il fatto che essi non vivano più insieme diventa meno importante, meno drammatico. Ma cosa fare quando i genitori sono troppo “arrabbiati” l’un l’altro e non riescono a trovare la calma e le parole necessarie a tranquillizzare il bambino? In questo casi si può ricorrere ad una persona della famiglia oppure ad un amico o allo psicologo: una persona che funga da mediatore e che protegga il bambino dal dolore degli adulti.

Bibliografia: “Non solo amore” a cura di Anna Oliverio Ferraris

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